01/11/2007
il klezmer
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LA CULTURA YIDDISH
Dopo l'invasione romana, intorno al 140 d.C. gli Ebrei lasciarono la Palestina muovendo i loro passi in due direzioni: l'Europa e i paesi del Medio Oriente.
Gli Ebrei dell'Europa orientale, o ashkenaziti, si insediarono tra il Baltico ed il Mar Nero sviluppando nel tempo una loro lingua, l'yiddish (dal tedesco jùdisch), formatasi tra il X e il XIII secolo.
L'yiddish è una sorta di dialetto discendente dal tedesco medievale con apporti ebraici, aramaici, romanzi e slavi, la cui rappresentazione grafica si serve dei caratteri ebraici.
Esso diventa ben presto la lingua di tutti i giorni, il `parlare di casa', un filo che lega le comunità ebraiche sparse un po' dovunque nell'Europa centrale e orientale.
La sua importanza va molto più in là della semplice rappresentazione linguistica per un popolo stanziale; l'yiddish è veramente la 'mameloshen', la lingua materna dei rapporti quotidiani intimi e familiari.
Questa lingua così particolare, piena del fascino di una parlata segreta, impastata di storia e tradizioni diverse, ha la sua grande fioritura intorno al 1740 in Polonia e Ucraina con la nascita del `chassidismo', il cui iniziatore fu Rabbi Israel Shem Tov.
Dopo un periodo di guerre, miserie e persecuzioni, questo movimento, che affonda le sue radici nella tradizione religiosa dei padri, agisce sulle popolazioni ebraiche dell'Europa centrale come spinta di ripresa e di nuova speranza.
Musicalmente parlando, il chassidismo ha avuto un'influenza determinante sulle opere della musica ebraica moderna e sulla musica popolare israeliana. Esso si distingue per la danza estatica che, attraverso movimenti ritmici del corpo, coinvolge anche lo spirito del fedele, e per il `nigun', melodia basata su poche sillabe che, attraverso l'emozione del canto, rafforza il legame fra chi canta e Dio con una sorta di vibrazione mistica.
Il ricco repertorio chassidico comprende anche alcuni nonsenses e tipiche canzoni che danno un'idea della vita e delle abitudini dei chassidim dell'epoca. Le loro melodie hanno origini sia ebraiche che dei luoghi dove vengono composte e questo crea una singolare e piacevole mescolanza.
Nel 1800, in epoca zarista, la lingua yiddish ha il suo riconoscimento ufficiale ed entra a pieno titolo nel mondo delle opere artistiche, dei romanzi, dei lavori teatrali e delle discussioni sia filosofiche che religiose e profane.
La letteratura e la musica yiddish sono specchi della vita semplice di tutti i giorni e dei suoi valori: la preghiera, l'affetto coniugale, l'amore tra genitori e figli, l'amicizia, la continuità della tradizione sentita come continuità della vita stessa.
All'inizio del 1900 il dialetto yiddish e la sua cultura vengono portati dall'Europa in America dagli emigranti ebrei arrivati nel 'Grande Paese' a causa dei pogrom in Russia e dei sovvertimenti sociali che sfociarono nella rivoluzione.
In un secondo tempo, negli anni del dopoguerra, parte dei sopravvissuti all'Olocausto, fra cui molti chassidim, varcano a loro volta l'oceano in cerca di nuovi spazi e di nuove realtà in cui immergersi per poter dimenticare gli orrori di un'Europa dilaniata e confusa.
Certamente la complessa realtà moderna del vecchio e nuovo mondo ha stemperato e disperso nei suoi infiniti rivoli questa antica cultura di cui però troviamo ancora consistenti tracce sia in campo letterario che in campo musicale.
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LA MUSICA YIDDISH E LE SUE PICCOLE ORCHESTRE POPOLARI
Il canto popolare yiddish nasce in Renania quasi mille anni fa da una tradizione musicale vecchia di 2500 anni.
E' però intorno al XV secolo che gli Ebrei dell'Europa orientale cominciano a organizzare piccoli gruppi musicali che vagabondano di paese in paese celebrando le varie ricorrenze religiose o sociali.
La musica dei `klezmer', musicisti ebrei professionisti o semi-professionisti, è la musica strumentale tradizionale degli Ebrei dell'Europa orientale di parlata yiddish e le sue origini si perdono nel medioevo.
La parola yiddish klezmer, significa letteralmente `musicante' e deriva dall'ebraico antico kli, strumento e zemer, canzone.
Nell'Europa occidentale e centrale la tradizione dei klezmer si è praticamente estinta nella prima metà del XIX secolo, per fare nuovamente la sua comparsa intorno al 1970.
I primi manoscritti di canti yiddish, sei canti di argomento biblico e filosofico, si trovano ad Heidelberg e fanno parte di una collezione di poemi tedeschi del XIII secolo.
Il loro autore, Susskind vonTrimberg, è considerato il precursore dei numerosi trovatori giudeo-cristiani che attraversarono l'Europa presentando il loro vasto repertorio di traduzioni yiddish del folklore tedesco, spagnolo e italiano.
I 'klezmorim' (musicanti klezmer) non hanno una formazione muscale qualificata: non esistono infatti conservatori o scuole di musica, ma i musicanti imparano a suonare gli uni dagli altri.
La loro passione li porta a comporre anche arrangiamenti scritti che essi provano e riprovano sino a raggiungere esecuzioni perfette.
I membri di questi piccoli gruppi sono particolarmente dotati di naturale talento e di fertile immaginazione e la musica è per loro contemporaneamente divertimento e virtuosismo. Non godono però di grande considerazione nella società. Considerati quasi dei fannulloni, vengono infatti invitati a suonare in occasione di feste e dì banchetti e non mancano mai ai matrimoni, addirittura impensabili senza di loro, ma il compenso pecuniario è minimo e in genere ricevono solo da mangiare.
Per questa ragione quasi tutti sono costretti a cercare delle occupazioni parallele per poter sbarcare il lunario. Molti di loro sono barbieri, calzolai o sarti e si esercitano quando non hanno clienti o ricevono i clienti quando non si esercitano, questo è da vedersi!
I klezmorim sono ingaggiati nelle ricorrenze tipiche del culto ebraico come la Simchat Torà (inizio e fine del ciclo annuale con lettura della Torà), la benedizione di una nuova Torà, la prima notte di Cannukka (festa delle luci) e il Purim, festa che celebra la storia di Ester.
Le orchestrine dei klezmorim suonano anche negli ostelli, nelle taverne, nelle case da ballo, nei cortili e, quando si sviluppa il teatro yiddish alla fine del XIX secolo, i klezmorim trovano un ulteriore campo di attività.
Veloci nell'apprendere la musica, improvvisano suonando a orecchio e si possono ascoltare durante i festeggiamenti per ricorrenze sia ebraiche che cristiane. Suonando un po' per tutti i ceti sociali integrano diversi stili musicali, rendendo il loro repertorio sempre più ricco e vario.
Il repertorio dei klezmorim comprende dunque, accanto alla musica strumentale yiddish, anche musica chassidica e musica paraliturgica, versioni strumentali di canzoni popolari e canzoni del teatro yiddish.
Le melodie attingono la loro forma dal circostante mondo slavo-tedesco, mentre i testi parlano di tradizioni lontane, di teneri amori, di promesse, di struggenti ricordi, di desiderio di ritorno, ma anche di paziente attesa, salda speranza, capacità di sdrammatizzare i momenti difficili dell'esistenza con la caratteristica e mordente ironia tipica del mondo yiddish.
I componenti delle orchestre klezmer possono essere due, tre o più. Il violino è lo strumento principale e il violinista solitamente funge anche da direttore.
Gli altri strumenti tipici sono il contrabbasso, la viola, il violoncello, il flauto traverso di legno, il clarinetto, il trombone, la tromba e il corno e, in tempi più recenti, anche la fisarmonica entra a pieno titolo a far parte di questo affascinante, piccolo mondo.
All'inizio del nostro secolo vi è la prima grande ondata migratoria degli Ebrei dell'Europa orientale verso gli Stati Uniti. Qui la funzione dei klezmorim cambia rapidamente, il repertorio chassidico è caduto in disuso, le festività per i matrimoni si sono ridotte in genere a un giorno e molti rituali perdono il loro significato. Molti musicisti di talento, come Benny Goodman, trovano lavoro negli studi della nascente industria discografica, nei teatri e nel cinema muto.
Con la seconda migrazione ebraica, negli anni del dopoguerra, si ha una nuova fioritura della cultura tradizionale e la musica chassidica/yiddish diventa il settore più vitale e commerciale dell'industria musicale ebraica.
Malgrado il ritmo e la concezione della vita siano così diversi, gli Ebrei americani mantengono comunque tuttora l'abitudine di ingaggiare delle piccole orchestre per le festività associate ai vari avvenimenti della vita familiare, saldando passato e presente attraverso la musica.
Nel canto ebraico tutto è inscindibilmente fuso, il nazionale e l'universale, il sacro e il profano, il privato e il pubblico; ogni aspetto della vita è un anello che si ricollega ad un altro in un gioco di forme e colori che confluiscono in un unico, grande mosaico.
L'ironia è lo strumento principe a cui ricorre il canto yiddish per evidenziare la fragilità dell'uomo, nella gioia come nel dolore. Anche le canzoni di dolore degli Ebrei ashkenaziti mostrano come sia la tristezza che la disperazione possano essere temperate dalla sottile ironia, da un sorriso, dalla speranza incrollabile in un futuro migliore, da quella fede in una redenzione che sempre ha sorretto l'anima ebraica lungo tutte le vicissitudini della storia umana.
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Ascoltando la musica yiddish
La musica yiddish è un viaggio nella storia e nella cultura di un popolo affascinante e particolarmente ricco di luci e di ombre.
Non è una storia che si snoda solo partendo dal deserto, dai suoi profeti, che attraversa la Bibbia, le dominazioni straniere, le persecuzioni; è anche la storia del nostro mondo abitato da grandi e piccole anime erranti in continua ricerca di qualcosa sempre più in là, poiché il popolo ebraico è il simbolo stesso della diaspora universale.
Perennemente a contatto con realtà estranee, esso ha voluto e saputo mantenere, attraverso la tradizione, una sua identità ben precisa, attingendo al di fuori di sé quel tanto che gli ha permesso di integrarsi con le culture dei vari paesi dove il destino lo ha portato.
Il popolo ebraico possiede una concreta identità spirituale alla quale la musica popolare dà corpo ed espressione, come un particolare gesto dà corpo a un sentire comune, e allora l'uomo riconosce l'uomo.
La musica yiddish può riempire di malinconia, quando affonda le sue radici in una patria lontana, simbolo di un desiderio mai appagato di ritorno, così come può essere piena di allegria, quando sa guardare ironicamente la vita di cui le varie sfaccettature diventano altrettante piccole storie, tante tappe lungo questo interminabile viaggio.
I differenti interpreti riversano nella fluida corrente musicale i vari aspetti di un inquieto attraversamento di paesi e di genti, dando così, di volta in volta, un'impronta gitana o zigana, melodiosa o piena di impeto, trascendente o carnalmente terrena.
Seria o maliziosamente ironica, saggia o scanzonata, sembra nascondere il fardello di un segreto, incomprensibile per chi non ha condiviso la storia di un popolo che ha saputo mantenere in sé gli spazi e i misteri del deserto da cui proviene.
tratto da testi di MONI OVADIA
15:20 Scritto da: tamburodelsole in musica | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: klezmer, tamburo del sole, musica | OKNOtizie |
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